Archivia Marzo 2016

I sensori di prossimità induttivi a fattore 1

Sebbene il termine “sensori di prossimità” possa istintivamente evocare alla mente del profano un senso fortissimo di modernità estrema, facendogli pensare che sta discutendo di dispositivi appena sviluppati ed entrati sul mercato, la realtà è che alcuni di questi oggetti, come i sensori di prossimità induttivi, sono già ampiamente usati da decine di anni, nel settore industriale, per percepire la vicinanza di oggetti metallici, sia in un impianto che a bordo di un macchinario specifico.

Ad aver fatto conquistare ai sensori di prossimità induttivi questa forte diffusione e popolarità in un gran numero di differenti settori industriali è stata essenzialmente la loro caratteristica principale: quella di poter funzionare a distanza, senza alcun contatto. Nell’ambito industriale, infatti, un dispositivo che non ha contatti con altro è un dispositivo che non è sottoposto a usura meccanica, e quindi ha una vita utile molto più lunga senza richiedere manutenzione o sostituzione; oltre a questo, soprattutto nei macchinari più complessi, la capacità di percepire la presenza di oggetti metallici senza contatto tipica dei sensori di prossimità induttivi permette molta più libertà nella progettazione della macchina stessa, aprendo nuove possibilità.

Non si deve però pensare che il “funzionamento a distanza” di cui stiamo parlando, pur preziosissimo e caratteristico dei sensori di prossimità induttivi, sia illimitato e privo di qualsiasi mancanza; ogni macchina o dispositivo ha dei limiti. Nel caso dei sensori di prossimità induttivi, ad esempio, a determinare la distanza effettiva alla quale sono in grado di percepire la presenza di oggetti metallici sono due fattori, ossia le dimensioni della sonda e la natura – ferrosa o non ferrosa – dell’oggetto da percepire. Per avere una distanza maggiore occorrono sonde più grandi; e allo stesso modo, gli oggetti metallici non ferrosi vengono percepiti dai sensori di prossimità solo a distanze più ridotte. A seconda delle specifiche esigenze applicative, questo può richiedere ai progettisti di sviluppare soluzioni molto particolari nei macchinari.

Esiste però una tipologia di sensori di prossimità induttivi che è esente da questo ultimo problema, e che sta quindi rapidmente guadagnando popolarità nelle applicazioni industriali: si tratta dei sensori di prossimità induttivi a Fattore 1. Questi sensori infatti sono in grado di percepire all’identica distanza oggetti composti di qualsiasi metallo, anche non ferroso: una caratteristica che porta due benefici. Da un lato, infatti, questi sensori di prossimità possono svolgere più funzioni, e semplificano quindi l’approvvigionamento di parti che un tempo dovevano essere differenti; e dall’altro, poiché permettono più flessibilità nel montaggio (avendo una distanza operativa più alta, il progettista ha un raggio più ampio dall’oggetto in cui poterli installare), possono essere posti in posizioni particolarmente sicure nel macchinario, proteggendoli da impatti accidentali e conseguenti rotture e andando quindi ad abbassare i costi di manutenzione generale. Queste caratteristiche stanno facendo sì che i sensori di prossimità induttivi a Fattore 1 stiano, ad esempio, conquistando il settore degli impianti di produzione di automobili.

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