Archive Settembre 2018

Cosa s’intende per agenzia web

Cosa s’intende per agenzia web

Cosa s’intende per agenzia web

Con l’espressione “Web Agency” (o tradotta, Agenzia Web) si intende un’azienda composta al suo interno da professionisti del web, i quali lavorano per promuovere, attraverso tutti gli strumenti e i canali offerti da internet, ogni attività aziendale che decide di pagare per i suoi servizi.

In particolare, un’agenzia web solitamente, si occupa di:

  • realizzazione siti web;
  • implementazione delle attività riguardanti l' Email Marketing;
  • sviluppo del web design e delle piattaforme proprietarie, ottenute tramite l’acquisto di un dominio;
  • promozione dei siti internet e il loro posizionamento sui motori di ricerca;
  • realizzazione siti e-commerce;
  • Servizi di Inbound Marketing e Lead generation;
  • Attività di SEM e PPC su campagna Google Adwords, Linkedin Ads, Facebook Advertising ;
  • gestione dei profili dell’azienda sui principali Social Network quali Facebook, Linkedin, Youtube;
  • servizi web marketing.

Agenzia web a Roma: ElaMedia Group

Sono tantissime le agenzie web a Roma, ad esempio possiamo trovare quella di ElaMedia Group. Quest’ultima, si offre di proporre una vasta scelta di servizi, che hanno lo scopo di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza, che sia di tipo aziendale o di tipo personale.

L’agenzia web ElaMedia Group, non si occupa soltanto dello sviluppo di siti web, al fine di rispondere a ogni tipo di richiesta, sia grafica che strutturale, ma soprattutto, si prende cura dei siti della propria clientela, occupandosi quindi anche del posizionamento di quest'ultimo, sia organicamente, tramite la SEO e la Link Building, sia tramite campagne di marketing con Google AdWords.

 Per completare il quadro del web marketing, ElaMedia Group si occupa anche di pagine social, della stesura di articoli per blog ed altri servizi, che è possibile trovare direttamente sul sito.

Quest’agenzia web, si impegna a realizzare una strategia di link building, attraverso una presenza costante nei Forum e nei Blog di settore. Lo staff si occupa di realizzare e gestire la presenza dell’azienda cliente sui più importanti Social Network (Facebook, Google +, Twitter, YouTube e LinkedIn).

Attraverso la costruzione di una rete di link con importanti blog e siti di riferimento, è possibile aumentare l'autorevolezza e la presenza ai primi posti della SERP della home page di un sito, o di particolari pagine. Importanza, viene anche data all’opera di volantinaggio, vista appunto come azione concreta di diffusione della comunicazione aziendale.

Dietro le quinte di un’agenzia web

Generalmente, un’agenzia web, è costituita da un insieme di figure, ognuna delle quali, svolge una precisa mansione, ovvero:

  • Il project manager;
  • Il web-designer;
  • Il web-developer;
  • Il web architect;
  • Il grafico;
  • L'editore di contenuti;
  • Il webmaster;
  • Il localizzatore.

Gestione e smaltimento dei rifiuti

Gestione e smaltimento dei rifiuti

Gestione e smaltimento dei rifiuti

Negli ultimi decenni si è verificato un esponenziale aumento dell’uso di beni di consumo e un conseguente aumento della produzione di rifiuti che vanno dall’essere innocui a pericolosi.
In generale, tuttavia, qualsiasi cosa che venga classificata e considerata un rifiuto andrebbe smaltita correttamente, nel nostro piccolo attraverso la raccolta indifferenziata ed in casi particolari rivolgendosi alle agenzie competenti.
Il problema dello smaltimento dei rifiuti è stato spesso oggetto di cronaca negli ultimi anni, soprattutto per la situazione del Sud Italia che vede spesso la diffusione di immagini in cui le strade appaiono sommerse dai rifiuti.
Nel 1997, con il decreto Ronchi, per la prima volta in Italia si parlò della corretta gestione dei rifiuti portando, nel 2006, alla creazione di un Decreto Legislativo chiamato ‘’testo unico ambientale’’.

Classificazione dei rifiuti

I rifiuti, per una questione di comodità, sono stati classificati in modo tale da renderne più semplice la gestione.
Una prima ‘’classe’’ è quella dei rifiuti solidi, intendendo con essi tutti i diversi tipi di sostanze e oggetti di scarto e per questo non più riutilizzabili.
A loro volta essi vengono classificati in base alla provenienza e nocività in:
-urbani domestici, ovvero quelli prodotti all’interno delle proprie case;
-urbani stradali, quelli che si trovano su strade ed aree pubbliche;
-speciali, si tratta di tutti quei rifiuti provenienti da attività industriali, agricole, artigianali e commerciali tra cui quelli provenienti da ospedali, centri estetici, veicoli e materiali di demolizione o scavi.
Nel caso specifico di questa tipologia entra infatti in gioco la necessità di rivolgersi a terzi per il loro smaltimento, in questo caso ad agenzie come Nieco, che si occupa dello smaltimento rifiuti speciali a Roma.
-pericolosi, ovvero tutti quelli che contengono sostanze dannose e costituiscono un rischio per l’ambiente e la salute umana.
Metodi di smaltimento
Esistono vari metodi per smaltire i rifiuti ed ecco i principali:
-Le discariche: l’Italia rimane uno dei pochi paesi industrializzati ad utilizzare ancora le discariche anziché altri metodi, si tratta infatti del sistema più semplice ed economico che consiste nell’ottenere una demolizione naturale anaerobia della sostanza organica.
-Incenerimento: anche questo è un metodo molto diffuso e consiste nella distruzione dei rifiuti solidi per mezzo del calore ad una temperatura superiore ai 1000° C, portando alla formazione di materiale inerte (cenere, scorie…)
Non può ovviamente mancare in questa lista la raccolta differenziata che consiste, successivamente, nel riutilizzo dei prodotti per la creazione di nuovi creando dei veri e propri cicli a vantaggio dell’ambiente.
 

Tanatoestetista: uno dei lavori più antichi del mondo

Tanatoestetista: uno dei lavori più antichi del mondo

Tanatoestetista: uno dei lavori più antichi del mondo

Tanatoestetista: uno dei lavori più antichi del mondo

Quando si parla di Pompe Funebri, come la Cattolica San Lorenzo non si pensa mai all’origine di esse. Da alcune testimonianze riportate si parla di riti funebri sin dall’uomo di Neanderthal, per i resti di quest’ultimo, trovati in una grotta in Iraq.

D’altro canto, per la prima volta si parla di Onoranze Funebri a Roma. Infatti, i proprietari di queste Pompe Funebri venivano chiamati i Libitinarii. Prima dell’esistenza delle pompe funebri, i riti comunque venivano svolti e i defunti dovevano essere esposti ai loro cari, ma il più presentabile possibile.

In questi casi, quindi, ci doveva essere qualcuno che si occupasse del defunto, nasce così una figura professionale, in questo ambito, che è il Tanatoestetista. Quest’ultimo è un mestiere  antichissimo che riporta fino agli antichi egizi, che includeva anche la mummificazione.

Al giorno d’oggi, però, la Tanatoestetica, comprende solo occuparsi del trucco, dei capelli, del vestiario e di altre piccole richieste che possono richiedere i propri cari. Proprio così, moltissimi defunti, durante la preparazione antecedente alla sepoltura, vengono “rinvigoriti” un po’.

Tanatoestetica e Tanatoprassi

Per Diventare Estetista dei cadaveri, è doveroso fare un corso di Tanatoestetica che insegna tutti i trucchi del mestiere. In tutta Italia si possono individuare ci sono diversi corsi di tanatoestetica, ben differenti dalla Tanatoprassi che non è possibile rintracciare, perché risulta più invasiva. La tanatoprassi è l’esposizione temporanea del corpo, una sorta di mummificazione a breve termine, che il nostro Paese non accetta.

Come funziona il mestiere di truccatore

Quando si ha una salma da truccare, bisogna farsi consegnare una foto del defunto da vivo e l’addetto al trucco in quel caso cercherà di renderlo il più simile possibile alla foto.

Quando ci si prepara a truccare una salma, bisogna vestirsi in un determinato modo, cioè con camici usa e getta, mascherine, copri scarpe, guanti, insomma pronti a qualsiasi evenienza.

Il tutto inizia con la pulizia, infatti, si comincia con il pulire la bocca con il cotone e delle pinzette. Successivamente si passa al viso e si fa un massaggio al viso per ammorbidirlo e magari riuscire a sollevare un po’ le labbra. Nel caso degli uomini, inoltre, altra cosa da fare è la barba. Trucco e parrucco completo, il tutto per passare in maniera “impeccabile” a miglior vita!

Il prezzo per il lavoro di un truccatore va dai 150€ ai 300€, dipende ovviamente da cosa chiedono i familiari e viene compreso tra le spese funerario.

La bara, un domani la nostra casa

La bara, un domani la nostra casa

La bara, un domani la nostra casa

Un mondo vastissimo, per antonomasia definito un po' tetro per via del settore nel quale opera ma che in realtà è fondamentale, è quello delle casse da morto.
Le cosiddette bare sono quelle che un domani ospiteranno noi che stiamo leggendo e che già ospitano i nostri cari e non solo: una scelta meticolosa e accurata deve esser fatta sotto ausilio di qualcuno di fiducia, che ha alle spalle anni e anni di esperienza e che non ha come obiettivo quello di lucrare sul nostro dolore.

Può sembrare esagerato? È invece è così perché tanta gente, che per delicatezza definiremo semplicemente ‘cattiva’, marcia sul dolore della gente.

Le varie tipologie di casse da morto

Come detto la scelta deve essere fatta con cura senza farsi sopraffare dal dolore. Riconoscere una bara di qualità non è di certo semplice per chi non è del mestiere ma ora cercheremo di darvi qualche dritta per capirne di più.

Innanzitutto la struttura deve esser fatta necessariamente di legno. Esso è il materiale che meglio si presta nell’accogliere corpi che nel giro di qualche decennio si decomporranno: le tipologie di legno utilizzate sono differenti e oscillano tra pino e abete ma anche e soprattutto mogano e ciliegio che sono le più costose.

Per quanto riguarda la forma, invece, in linea di massima sono tutte similari. Hanno nella parte superiore una larghezza superiore perché devono accogliere le spalle del defunto per concedere lui una posizione comoda. Sulle decorazioni, invece, ci sarebbe qualche dettaglio supplementare da approfondire.

Innanzitutto ci sono modelli che presentano intagli raffiguranti scerne religiose, altri che presentano maniglie in oro che servono ai cari durante il trasporto. L’interno è sempre di seta e il defunto viene spesso ricoperto da un lenzuolino raffigurante una croce.

Croce presente anche nella parte esterna-superiore della bara: indica protezione e solo nel caso in cui il defunto faccia parte di una religione differente viene omessa.

A chi affidarci?

Il momento dell’addio è sicuramente un momento poco felice e tutt’altro che facile. In questi casi le possibilità di compiere ‘errori’ in quanto presi dallo stato emotivo che poi si trasforma in shock sono elevatissime. E come detto precedentemente esiste anche chi in questi casi non guarda in faccia nessuno e cerca addirittura di approfittarne senza ‘guardare’ in faccia il dolore altrui. Ipso facto vi rimandiamo ad una impresa funebre in particolare, ovvero a Cattolica San Lorenzo, che sul territorio capitolino è una delle migliori.

Strategie di marketing per i boutique hotel

Strategie di marketing per i boutique hotel

Strategie di marketing per i boutique hotel

L’offerta ricettiva in Italia è in grande sviluppo grazie alla forte vocazione turistica del Paese. Hotel, B&B, agriturismi, devono evolversi e stare al passo con i tempi; anche per la gestione di un hotel, in fondo, esistono mode e tendenze da tener d’occhio come quella sempre più dilagante degli hotel boutique. La concorrenza degli hotel boutique – innovativi, alternativi, intriganti, affascinanti – è spietata e non sono solo temibili rispetto alle proposte di accoglienza “tradizionali”, ma sono anche in concorrenza reciproca: non basta una bella idea innovativa per creare un Hotel Boutique sofisticato e di tendenza, ma occorre una vera e propria strategia di marketing per farsi notare sul mercato. Ecco come!

Quali sono le strategie di marketing per battere la concorrenza

Gli hotel boutique da diversi anni rappresentano un fenomeno che sta evolvendo il concetto di ricettività e ospitalità. La caratteristica comune di tutti i boutique hotel è quella di essere piccoli e accoglienti, essere riconoscibili grazie a un tema o un leit-motiv dominante e offrire esperienze memorabili e uniche ai clienti. Tutte queste qualità devono essere ben sviluppate all’interno di una strategia di marketing volta a valorizzare i punti di forza del boutique hotel. Ecco alcuni consigli su cui lavorare per migliorare la propria presenza e visibilità sul territorio.

  • il boutique hotel deve trasmettere emozioni. Gli ospiti di un hotel desiderano esperienze memorabili di accoglienza. È importante capire i gusti e i desideri della propria clientela e soddisfarli che si tratti del design, di un servizio particolare, del menù del ristorante, i colori o lo staff. La concorrenza con le grandi catene alberghiere può essere battuta offrendo una proposta vincente che faccia sentire il cliente più appagato emotivamente che economicamente, con trattamenti personalizzati che facciano sentire il cliente unico e al centro di ogni attenzione. È importante diversificare, quindi, anche i servizi all’interno dell’hotel tanto per il cliente che ama connettersi a internet, quanto per quello che ricerca la pace e l’isolamento assoluto.
  • Stabilire contatti. Per riuscire a soddisfare le richieste di ogni singolo cliente è fondamentale che il gestore dialoghi con gli ospiti e che crei una “connessione” in grado di creare fiducia e al tempo stesso fedeltà. La fidelizzazione del cliente si può raggiungere attraverso una tessera personalizzata con la quale concedere sconti ai clienti, oppure creare contest ad hoc sfruttando le potenzialità dei social network.
  • Creare uno spazio di condivisione e comunione. Il cuore dell’hotel, fino a qualche anno fa era la camera; oggi, un boutique hotel per essere eccentrico al punto giusto deve potersi dotare di uno spazio attivo, di un luogo comune di incontro in cui chiacchierare e socializzare o facilitare le interazioni.
  • Avere un’ottima offerta gastronomica. L’hotel con il ristorante interno è un’arma a doppio taglio: se non è gestito all’altezza può rivelarsi il tallone di Achille dell’hotel. È meglio affidare la gestione del ristorante a terzi oppure addirittura creare delle convenzioni con ristoranti di qualità e in linea per gusto e carattere con le scelte dell’hotel verso cui convogliare la propria clientela affinché resti soddisfatta sia dell’accoglienza che dei suggerimenti gastronomici.
  • Investire sulla formazione dello staff. Ciò che fa la differenza, in fin dei conti, sono le persone. Scegliere uno staff di persone preparate e qualificate permette di esaltare tutti i punti di forza del proprio boutique hotel e di lasciare l’impronta della positività che vale più di ogni altro “marchio”.

Il Boutique Hotel Summit di Londra

Tutte le suddette strategie di marketing per i boutique hotel sono state messe a punto a seguito del Boutique Hotel Summit svoltosi a Londra già il 23 maggio 2013. L’incontro fece emergere le problematiche di gestione dei boutique hotel rivelando come tutti avessero le idee molto chiare sulla definizione di boutique hotel, ma ben pochi erano in grado di definirne uno come “memorabile” o distinguibile nella marea di proposte. Da allora, le cose stanno cambiando e i boutique hotel stanno raggiungendo gradi di popolarità crescenti ognuno per le proprie peculiarità, per questo vi consigliamo un soggiorno a Roma presso il boutique Hotel Teatro Pace, per un’esperienza unica a due passi da Piazza Navona, il cuore pulsante della capitale.

Occhio ai cattivi uffici stampa!

Occhio ai cattivi uffici stampa!

Quando si tratta dell’interazione fra giornalista e ufficio stampa, Milano, Roma, Napoli e tutte le altre grandi città d’Italia non sono poi molto diverse: da un lato il giornalista cerca notizie di reale interesse da poter pubblicare in un proprio articolo, dall’altro il lavoro dell’addetto ufficio stampa – che fa spesso parte dei reparti di una grande azienda, o per essa lavora come consulente esterno – è quello di saper trovare nella massa di dati relativi alle azioni dell’Azienda lo spunto, la chiave, perché da semplici fatti diventino notizie, e quindi di interesse per il giornalista. Esattamente per questo è importantissimo, nel momento in cui ci si rivolge ad un ufficio esterno o si sceglie il responsabile per il proprio, prestare considerevole attenzione alla persona a cui si affida questo compito, o si rischia di finire fra le mani di personaggi improvvisati, incapaci di portare avanti il lavoro loro affidato e pronti a fraintenderlo, con gaffe che, a posteriori, possono perfino sembrare buffe. Leggete, qualcuno di questi casi veri di gaffe da ufficio stampa trovati girando per internet, e pensate che potrebbero capitare a voi…

1)Addetto stampa: “Buongiorno, vorremmo proporle un articolo su quest’azienda”

Giornalista: “Ma qual è la notizia?”

A.S. “Nessuna: vorremmo un’intervista per parlare delle caratteristiche dell’azienda.”

Proviamo a tradurre? In un italiano più onesto, il messaggio è qualcosa di simile a “In effetti, di importante da dire non abbiamo proprio nulla. Però in qualche modo dobbiamo far parlare di noi, e preferiremmo farlo gratis invece di comprare normalmente un’inserzione pubblicitaria.” Peccato che per prima cosa i giornalisti non si occupino di fare pubblicità, e per seconda, meno che mai la facciano gratis: soprattutto visto che i loro giornali, la pubblicità,la vendono a caro prezzo… pretese assurde!

2) Addetto stampa: “Potremmo dare un’occhiata al titolo?”

Rispetto al caso precedente, che era divertente e perfino ingenuo nella sua totale assurdità, qui siamo davanti ad un comportamento più subdolo e, francamente, più offensivo. La persona in questione sta cercando di mettersi come filtro, come giudice, del lavoro del giornalista – che valuterà chiaramente secondo i canoni di utilità alla sua azienda. Ma i canoni del giornalista, lo abbiamo detto, non sono questi, e non è il suo mestiere scrivere un titolo che piaccia a noi. Non stiamo parlando – ed è essenziale capirlo – di una pubblicità, della quale potremmo sicuramente criticare la headline.

3) da una mail di un addetto stampa: “ Ci terremmo che identificasse l’intervistato esattamente come abbiamo scritto nella mail”.

Nella mail in discussione c’erano, suppergiù, una trentina di righe contenenti tutti i titoli, le qualifiche, e le posizioni passate e presenti ricoperte dall’intervistato. Oltre ad una certa dose di arroganza nel cercare di strappare al giornalista (che, ricordiamolo l’ultima volta, non scrive per NOI, ma per i suoi lettori) l’inserimento di dati per niente pertinenti con il tema dell’intervista, qui si rivela una profonda ignoranza delle regole più basilari della scrittura, non solo giornalistica. Come si può sperare che in un articolo, o in un’intervista, un giornale pubblichi trenta righe di titoli e qualifiche dell’intervistato? Nessun lettore le degnerebbe di uno sguardo. Un addetto stampa può anche non essere un giornalista, ma è bene che conosca almeno i rudimenti delle regole che governano questo mestiere.

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close