Come orientarsi nel mondo della vendita estintori

Chiariamolo: quando ci rivolgiamo a chi fa vendita estintori, stiamo già sperando di non dover mai utilizzare quel che stiamo per acquistare. Tuttavia l’acquisto di un dispositivo antincendio non è legato alla voglia di usarlo, ma alla necessità di tutelarsi dal rischio, sempre presente in ogni ambiente, dell’improvviso scoppiare delle fiamme. Gli incendi possono scoppiare senza preavviso, e in qualsiasi momento, in casa come in un capannone o in un ufficio, e come vi dirà l’azienda specializzata in vendita estintori a cui vi rivolgerete la miglior difesa da questo pericolo è quella di disporre di un estintore carico e sempre pronto all’uso.

Proprio per questa varietà di ambienti e situazioni, tuttavia, esistono tanti diversi tipi e modelli di estintore, e per chi non si occupa di vendita estintori può essere complesso orientarsi in questo mercato. Ecco una classificazione semplice ma utile fra i vari tipi di estintore, divisi in base al tipo di materiale che sta bruciando durante l’incendio stesso: vi aiuterà sicuramente a capire quale modello fa per voi!

Il primo tipo di incendio, o tipo A, è quello in cui le fiamme sono alimentate da materiali infiammabili particolarmente comuni, come il legno, la carta o la stoffa. E’ il genere di incendio per il quale si trovano comunemente in vendita estintori, e pressochè tutti i modelli in vendita sono utilizzabili per spegnerlo; è anche il tipo di incendio che più facilmente può verificarsi anche in ambienti dove passiamo molto tempo, come l’ufficio o addirittura la casa.

Nel caso degli incendi di tipo B, invece, a bruciare sono o gas, o liquidi infiammabili: non è difficile fare qualche esempio, come ad esempio gli incendi derivanti da benzina, propano, e un gran numero di solventi. La tipicità di questi incendi è che utilizzare liquidi per spegnerli può invece peggiorarli: per gestirli sono quindi in vendita estintori a secco, caricati con sostanze estinguenti in polvere.

Siamo di fronte ad un caso ancora diverso, e per il quale sono in vendita estintori di tipo specifico, quando fronteggiamo un incendio di tipo C. In questo caso abbiamo di fronte fiamme generate dalla corrente elettrica, e la difficoltà maggiore consiste nel fatto che un gran numero di sostanze conduce l’elettricità e potrebbe quindi peggiorare anche drasticamente la situazione. Fra gli incendi più pericolosi, quelli di tipo C vanno contrastati con strumenti appositi.

Arriviamo poi, per gravità, agli incendi di tipo D: quelli, fortunatamente meno comuni, dove è il metallo a bruciare. Si tratta di incendi estremamente pericolosi, perchè si possono diffondere con estrema facilità, e per spegnerli sono in vendita estintori appositi, caricati rigorosamente con polveri a secco.

Il tipo di incendio definito K è, invece, estremamente comune – ed è anche quello per tutuelarsi dal quale più spesso capita di rivolgersi a un’azienda specializzata in vendita estintori. Si tratta di incendi piccoli o piccolissimi, spesso domestici, come quelli che possono essere causati da una sigaretta incustodita o da una fiammata in cucina: sono gestibili con normalissimi estintori chimici, ma è essenziale spegnerli prima che le fiamme abbiano avuto tempo di diffondersi e diventare veramente pericolose.

Piattaforme di pesatura: un acquisto da valutare con attenzione

In molti casi, capita che gli acquirenti commettano errori di valutazione nell’acquistare le piattaforme di pesatura necessarie alla propria attività: il mercato offre infatti svariati modelli, e non è semplice orientarsi per chi non sia uno specialista del settore, ma si trovi comunque ad averne la necessità. Ecco alcuni dei punti fondamentali da tenere presenti nell’acquisto.

La portata

Le piattaforme di pesatura vengono utilizzate in campi diversi, e sono quindi disponibili con portate nettamente differenti a seconda dell’esatta applicazione per cui verranno impiegate. Il range è molto ampio: esistono piattaforme di pesatura tarate per pesi inferiori ai cinque quintali, così come modelli che possono ampiamente superare le 25 tonnellate di portata. Le più comuni si attestano intorno alle 3 tonnellate; esistono poi diversi tipi di scala, a seconda della precisione richiesta alla piattaforma di pesatura stessa.

Per operare una scelta corretta, è necessario tenere però conto non soltanto del peso che normalmente capita di dover gestire nell’attività quotidiana: le piattaforme di pesatura che acquistiamo dureranno anni, e dobbiamo quindi tenere presenti le nostre prospettive di crescita, i lavori eccezionali, e la ciclicità del lavoro stesso, per scegliere un modello capace di gestire i carichi senza danni e malfunzionamenti.

La dimensione

La grande maggioranza delle piattaforme di pesatura utilizzate a livello industriale è di forma quadrata o rettangolare, in quanto si tratta delle sagome più pratiche per effettuare le operazioni di pesatura. Fra le misure standard ci sono 1.5 x 2 m, e 3 x 5 m, a seconda del tipo di oggetti da pesare (che possono essere grosse casse così come interi veicoli da carico). Il profilo della piattaforma si eleva poco dal livello del pavimento, solitamente intorno alla quindicina di centimetri, ma esistono anche modelli ribassati con spessori inferiori ai dieci centimetri; è inoltre possibile realizzare delle piccole rampe di salita intorno alle piattaforme di pesatura , così da facilitare il carico dei pesi sulle stesse.

Le certificazioni

Le piattaforme di pesatura producono misurazioni che spesso devono avere un valore legale; questo richiede naturalmente che siano certificate, a monte, da enti preposti alla garanzia dell’esattezza dei valori da loro restituiti ad ogni misurazione. Poiché naturalmente questo criterio è strettamente dipendente dalla natura del lavoro svolto dalla vostra azienda, sarà consigliabile informarvi sulla presenza di norme in tal senso, e nel caso ne abbiate necessità acquistare delle piattaforme di pesatura dotate delle necessarie certificazioni.

La durata

Le piattaforme di pesatura svolgono una funzione che le sottopone ad uno stress e ad un carico continui, il che è ovviamente una prova difficile per qualsiasi dispositivo meccanico o elettronico. Naturalmente tutti i prodotti di qualità hanno durate accettabili nel tempo, e scegliere un modello correttamente calibrato sulle reali esigenze di lavoro aiuterà a farlo durare più a lungo, ma nella scelta delle voste piattaforme di pesatura scegliete sempre modelli in acciaio inossidabile, e possibilmente trattati per resistere anche alle intemperie, soprattutto se dovranno essere utilizzati all’aperto – come per la pesatura degli autocarri. L’investimento iniziale maggiore sarà sicuramente ripagato da una vita operativa molto più lunga e da costi di manutenzione nettamente inferiori.

Consigli per la vendita perfetta in campo immobiliare

Negoziare, di per sé, è un’abilità importante in tanti campi; ma se per mestiere si vendono case, diventa una necessità assoluta. L’errore più grande, in questo campo, è di pensare che la negoziazione inizi nel momento in cui un possibile acquirente fa la sua prima offerta; al contrario, è necessario mettere in atto la propria strategia molto prima di ricevere un’offerta.

Per quanto riguarda, ad esempio, la strategia di prezzo, è molto importante fare delle ricerche preliminari per determinare il giusto prezzo per una proprietà, che è un passo essenziale della vendita. Una delle tecniche migliori, a tale proposito, è detta “forward pricing”, e si basa sul seguire l’andamento del mercato immobiliare per posizionarsi su un prezzo appropriato non al passato, ma al momento presente. Facciamo un semplicissimo esempio: studiando il mercato immobiliare nella zona, vediamo che una casa paragonabile alla nostra è stata venduta, un anno fa, per un prezzo di 200.000 €; ma anche che, negli ultimi anni, i prezzi di mercato delle case sono andati crescendo, in media, del 10% all’anno.

Questo significa che non dobbiamo proporre la nostra casa a 200.000 €, ma ai 220.000 € che l’andamento del mercato rende un prezzo ragionevole; una differenza significativa. Se non altro, questo ci darà spazio di manovra per una eventuale negoziazione, rendendoci possibile gestire un calo di offerta senza rimetterci. Attenzione, però, a non esagerare, per non spaventare i potenziali acquirenti.

In secondo luogo, è importante mantenere, in qualsiasi negoziazione, la posizione di chi può, in qualsiasi momento, alzarsi e rinunciare all’accordo; questo mette in vantaggio. Non dobbiamo mai sembrare disperati; ma allo stesso tempo, non prendiamola come una scusa per comportarci in maniera irragionevole. In fin dei conti, stiamo parlando di affari. E impariamo a non prendere mai un’offerta, nemmeno una ridicolmente bassa, come un’offesa: gestiamola.

Ci offrono una cifra pari alla metà del prezzo che richiediamo? Certo, non possiamo accettare: ma inalberarci non avrebbe alcun senso. Caliamo leggermente dal nostro prezzo iniziale, giusto per mostrare che l’offerta che ci hanno appena fatto non è obiettivamente nemmeno considerabile, ma siamo disposti a negoziare. Facciamo durare la negoziazione, perché è dimostrato che più a lungo si discute, più è facile che la vendita venga chiusa; e soprattutto ricordiamoci che il prezzo non è il solo elemento di discussione. Possiamo fare piccole concessioni in altro senso, e se fatte al momento giusto – che è perfino più importante, psicologicamente, dell’effettiva entità della concessione – queste possono valerci la vendita. Proviamo ad accettare un termine di pagamento più dilazionato, o alterare i dettagli della consegna: la sensazione di avere strappato una vittoria importante porterà il potenziale acquirente a voler chiudere su una nota positiva, e a comprare!

I prodotti per la zootecnica: un aiuto insostituibile in fattoria

Non importa se per voi allevare animali è il vostro lavoro effettivo – magari l’occupazione primaria di tutta la vostra famiglia da generazioni, addirittura, come spesso accade – oppure solamente un hobby che praticate avendo la fortuna di disporre di un po’ di terra e di tempo; quel che è certo è che sia per la salute dei vostri animali che per la vostra comodità è necessario mantenersi sempre aggiornati sull’evoluzione delle tecniche per la gestione del bestiame, e quindi anche sui più moderni ed efficaci prodotti per la zootecnica disponibili sul mercato. Senza alcun dubbio, anche l’efficienza della vostra fattoria – soprattutto se è per voi, come dicevamo, un lavoro – non potrà che aumentare.

La varietà di prodotti in questo settore è enorme: ne fanno parte abbeveratoi, mangiatoie, carrelli per il trasporto, ma anche sistemi di confinamento del bestiame e strumenti per la tosatura degli ovini. Non esiste aspetto dell’allevamento in cui non siano stati fatti, nel corso degli anni, passi da gigante sia per quanto riguarda l’efficienza degli strumenti impiegati, sia – ancora più importante, naturalmente – per la sicurezza completa dell’allevatore e dell’animale. Pur rimanendo, naturalmente, un lavoro faticoso e impegnativo, quello in fattoria è sicuramente un lavoro meno pericoloso di quanto non fosse anche solo qualche decennio fa.

Se dunque raramente troveremo prodotti di per sé completamente nuovi – in fondo, le attività che è necessario svolgere in una fattoria per allevare del bestiame sono le stesse, più o meno, da millenni – non mancheranno migliorie e innovazioni a prodotti tradizionali. Pensiamo ad esempio all’importanza degli strumenti di confinamento, che permettono di trattenere un animale in sicurezza – sia per l’animale che per l’operatore – durante una visita veterinaria lasciando comunque al medico libertà d’accesso all’animale, o alla drastica riduzione del rischio di malattie ottenuta con l’introduzione degli abbeveratoi automatici: siamo con ogni evidenza di fronte all’ennesimo esempio dei vantaggi di introdurre oculatamente la tecnologia e l’innovazione anche nei campi più tradizionali.

Come ci possiamo proteggere dai campi elettromagnetici nocivi?

La componentistica tipica delle costruzioni elettromeccaniche, rappresentata da strumenti come gli elettromagneti, è ormai diffusa ovunque in maniera capillare, in quanto contenuta in tutti quegli utilissimi dispositivi elettronici che ormai ci accompagnano in ogni momento e in ogni attività della giornata, a partire ad esempio dagli smartphone.

Purtroppo, però, ciascuno di quegli strumenti genera intorno a sé delle onde elettromagnetiche, e tutti insieme creano quello che può solamente essere descritto come un campo elettromagnetico continuo, nel quale viviamo letteralmente immersi: e sfortunatamente, anche se non tutti ne sono a conoscenza, svariati studi scientifici sembrano proprio indicare che l’esposizione costante a campi elettromagnetici intensi possa avere effetti negativi sul nostro stato di salute, e generare malesseri che possono spaziare da semplici episodi di stress, alla sua cronicizzazione, all’emicrania, per arrivare anche, forse, ad alcuni tipi di tumore.

Poiché però, proprio per la loro diffusione, liberarci dei campi elettromagnetici è pressochè impossibile – se anche gettassimo via tutti gli apparecchi elettronici che possediamo, saremmo comunque immersi nei campi generati da quelli altrui – diventa fondamentale trovare una maniera di proteggerci da queste onde invisibili minimizzandone i danni. Per fortuna, sul mercato esistono protezioni di due tipi, l’una portatile e l’altra statica.

Per quanto riguarda la prima, essa prende forma sovente di piccoli monili o gioielli, disponibili sia in versioni da uomo che da donna, che possono essere indossati tutto il giorno per difenderci mentre siamo in giro.

La seconda categoria, al contrario, è statica, e viene alimentata dalla normale corrente di casa; si tratta di piccoli dispositivi che modificano le onde che pervadono gli ambienti della casa, essenzialmente bonificando l’ambiente per renderlo più sano per noi. Oltre ad utilizzare questi strumenti, tuttavia, non dimentichiamo le norme di buonsenso: se qualcosa è nocivo è meglio non tenerselo troppo vicino troppo a lungo, e quindi proviamo – almeno in casa – a lasciare il cellulare dove è raggiungibile, sì, ma senza tenercelo addosso.

Carne Angus e Kobe: le bistecche non sono tutte uguali

Sia che si voglia allestire una buona cenetta a casa propria per una sera con un po’ di amici, sia soprattutto che si decida di uscire tutti insieme a cena, ormai si pretende legittimamente di mangiare il meglio che la cucina ha da proporre: e nel campo della carne, le differenze di qualità possono essere enormi. Disgraziatamente, nondimeno, non sempre è facile scovare i tagli e le varietà migliori dai macellai, o persino nei locali; se chiedete al ristorante “carne Angus”, Milano è di sicuro fornita di posti dove trovarla, ma l’hinterland potrebbe non averne. Similmente, è più probabile che troviate della carne Kobe in un ristorante di Roma che in una osteria della campagna circostante: le carni pregiate, soprattutto di provenienza estera (ma anche la nostra ottima “fiorentina”, difficile da reperire) sono ancora un prodotto di lusso e di nicchia, la cui diffusione è sicuramente incostante.

Ma che cos’è a rendere tanto diversa e così particolare una bistecca della carne che definiamo “pregiata” da un buon taglio di una carne forse più comune, non blasonata e priva di nomi famosi e altisonanti? Non pensiamo che sia una semplice decisione, un po’ snob, di distinguersi dalla massa; la selezione delle carni ha basi molto concrete e solide, che vanno a fondarsi sull’effettiva conformazione dell’animale e sulle sue caratteristiche genetiche uniche, oltre alle particolari tecniche d’allevamento. È infatti da una combinazione di questi due fattori – l’uno intrinseco alla razza di animale che viene allevata, e l’altro derivante dalle scelte qualificate che l’allevatore fa con le proprie mandrie – che sorgono le tipicità straordinarie di carne che possiamo gustare, con tutte quelle sfumature di gusto e consistenza che ne hanno fatto la reputazione e che giustificano il loro costo e la preferenza che i loro appassionati riservano loro.

Pensiamo appunto alla carne che da qualche anno va per la maggiore nei circoli degli appassionati del manzo, la famosa “carne Angus” che nominavamo poche righe più sopra; le sue tipicità sono profonde, e vanno trovate a livello genetico. In realtà a differenziare la razza Angus, da cui prende il nome la carne stessa, è la presenza di un gene che produce grandi quantità di miostatina, una proteina che regola la crescita dei muscoli dell’animale. Nello specifico, la carne Angus è quindi caratterizzata da un alto contenuto di grassi (che la rende saporita) diffusi finemente su tutta la massa muscolare, con un singolare effetto detto di “marezzatura” dagli esperti (il che la rende favolosamente tenera).

C’è poi un’altra carne, che abbiamo nominato all’inizio di questo testo, con caratteristiche simili, e anzi, secondo alcuni, persino superiori: si tratta della carne Kobe, che viene prodotta a partire da bestie di una speciale varietà della razza Wagyu. La carne Kobe ha origine in Giappone, dove le sue peculiarità genetiche (simili a quelle appena descritte per la razza Angus, ma ancora più marcate, poiché il livello di grassi è intorno al 30% mentre nelle migliori carni dell’USDA se ne trova al massimo l’8%), responsabili della sua straordinaria tenerezza, sono state storicamente affiancate da peculiari tecniche di allevamento, come l’alimentazione arricchita con birra e l’irrorazione dell’animale con liquore di riso, fatto poi penetrare nelle carni tramite il massaggio dei quarti dell’animale da parte dell’allevatore stesso..

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