Assicurazioni auto e scadenze

Assicurazioni auto e scadenze

Quante volte, in prossimità dall’essere fermati da un vigile, cominciamo a pensare a tutta la serie di documenti da dover esibire, e un pensiero va all’assicurazione? Involontariamente, potrebbe capitare di aver ignorato o completamente rimosso la sua data di scadenza… Circolare con la propria auto e l’assicurazione scaduta, si sa, è un rischio.

Se fermati per la polizza scaduta, le conseguenze da pagare, sono pesanti. Non solo si rischia il sequestro del veicolo e una sanzione tra gli 841€ e i 3.287€, ma in caso di incidente con colpa, si finisce davvero in guai piuttosto seri.

Cosa succede se la polizza auto è scaduta da meno di 15 giorni?

Se le assicurazioni auto economiche, risultano essere scadute da meno di due settimane, allora si può stare relativamente tranquilli. In questi casi, si rischia solo un ammonimento e generalmente, una multa di circa 200€. Durante i 15 giorni successivi alla scadenza di una polizza assicurativa annuale, infatti, la copertura rimane comunque attiva. In caso di incidente con colpa, è ancora la vecchia compagnia assicurativa a pagare l’eventuale risarcimento dovuto alla controparte.

Cosa succede se la polizza auto è scaduta da più di 15 giorni?

Ecco cosa succede, se si viene colti in giro, con un’auto dotata di una polizza scaduta ormai da più di 15 gironi: per chi circola senza la copertura Rca obbligatoria per Legge, l’articolo 193 del Codice della Strada, prevede innanzitutto il sequestro del veicolo. Solitamente, a proprie spese, un carro attrezzi viene chiamato per prelevare la propria auto, che verrà rilasciata in un deposito sicuro.

A questo punto si può scegliere tra due alternative. Si può dire addio alla propria auto e di conseguenza, ci si impegna per farla demolire entro 30 giorni dalla contestazione della violazione, oppure la si può riprende pagando. Nel primo caso verranno riconsegnati sia il veicolo che i documenti, ma solo in seguito al pagamento di una cauzione che sia pari al minimo della sanzione prevista, e cioè, 841€. Una volta effettuata la demolizione, la cauzione verrà restituita, fatta eccezione per il 25% (ca. 210€) che sarà trattenuto come sanzione pecuniaria.

Se invece, non si ancora arrivati alla decisione di volersi disfare della propria auto, allora bisogna sapere, che il costo sarà ancora più alto. Oltre alla sanzione minima di 841€ si dovrà pagare tutte le spese di prelievo, trasporto e custodia dell’auto presso il deposito. Inoltre, si dovrà rinnovare subito la precedente polizza assicurativa per almeno sei mesi.

 

Cosa s’intende per agenzia web

Cosa s’intende per agenzia web

Con l’espressione “Web Agency” (o tradotta, Agenzia Web) si intende un’azienda composta al suo interno da professionisti del web, i quali lavorano per promuovere, attraverso tutti gli strumenti e i canali offerti da internet, ogni attività aziendale che decide di pagare per i suoi servizi.

In particolare, un’agenzia web solitamente, si occupa di:

  • realizzazione siti web;
  • implementazione delle attività riguardanti l' Email Marketing;
  • sviluppo del web design e delle piattaforme proprietarie, ottenute tramite l’acquisto di un dominio;
  • promozione dei siti internet e il loro posizionamento sui motori di ricerca;
  • realizzazione siti e-commerce;
  • Servizi di Inbound Marketing e Lead generation;
  • Attività di SEM e PPC su campagna Google Adwords, Linkedin Ads, Facebook Advertising ;
  • gestione dei profili dell’azienda sui principali Social Network quali Facebook, Linkedin, Youtube;
  • servizi web marketing.

Agenzia web a Roma: ElaMedia Group

Sono tantissime le agenzie web a Roma, ad esempio possiamo trovare quella di ElaMedia Group. Quest’ultima, si offre di proporre una vasta scelta di servizi, che hanno lo scopo di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza, che sia di tipo aziendale o di tipo personale.

L’agenzia web ElaMedia Group, non si occupa soltanto dello sviluppo di siti web, al fine di rispondere a ogni tipo di richiesta, sia grafica che strutturale, ma soprattutto, si prende cura dei siti della propria clientela, occupandosi quindi anche del posizionamento di quest'ultimo, sia organicamente, tramite la SEO e la Link Building, sia tramite campagne di marketing con Google AdWords.

 Per completare il quadro del web marketing, ElaMedia Group si occupa anche di pagine social, della stesura di articoli per blog ed altri servizi, che è possibile trovare direttamente sul sito.

Quest’agenzia web, si impegna a realizzare una strategia di link building, attraverso una presenza costante nei Forum e nei Blog di settore. Lo staff si occupa di realizzare e gestire la presenza dell’azienda cliente sui più importanti Social Network (Facebook, Google +, Twitter, YouTube e LinkedIn).

Attraverso la costruzione di una rete di link con importanti blog e siti di riferimento, è possibile aumentare l'autorevolezza e la presenza ai primi posti della SERP della home page di un sito, o di particolari pagine. Importanza, viene anche data all’opera di volantinaggio, vista appunto come azione concreta di diffusione della comunicazione aziendale.

Dietro le quinte di un’agenzia web

Generalmente, un’agenzia web, è costituita da un insieme di figure, ognuna delle quali, svolge una precisa mansione, ovvero:

  • Il project manager;
  • Il web-designer;
  • Il web-developer;
  • Il web architect;
  • Il grafico;
  • L'editore di contenuti;
  • Il webmaster;
  • Il localizzatore.

Gestione e smaltimento dei rifiuti

Gestione e smaltimento dei rifiuti

Negli ultimi decenni si è verificato un esponenziale aumento dell’uso di beni di consumo e un conseguente aumento della produzione di rifiuti che vanno dall’essere innocui a pericolosi.
In generale, tuttavia, qualsiasi cosa che venga classificata e considerata un rifiuto andrebbe smaltita correttamente, nel nostro piccolo attraverso la raccolta indifferenziata ed in casi particolari rivolgendosi alle agenzie competenti.
Il problema dello smaltimento dei rifiuti è stato spesso oggetto di cronaca negli ultimi anni, soprattutto per la situazione del Sud Italia che vede spesso la diffusione di immagini in cui le strade appaiono sommerse dai rifiuti.
Nel 1997, con il decreto Ronchi, per la prima volta in Italia si parlò della corretta gestione dei rifiuti portando, nel 2006, alla creazione di un Decreto Legislativo chiamato ‘’testo unico ambientale’’.

Classificazione dei rifiuti

I rifiuti, per una questione di comodità, sono stati classificati in modo tale da renderne più semplice la gestione.
Una prima ‘’classe’’ è quella dei rifiuti solidi, intendendo con essi tutti i diversi tipi di sostanze e oggetti di scarto e per questo non più riutilizzabili.
A loro volta essi vengono classificati in base alla provenienza e nocività in:
-urbani domestici, ovvero quelli prodotti all’interno delle proprie case;
-urbani stradali, quelli che si trovano su strade ed aree pubbliche;
-speciali, si tratta di tutti quei rifiuti provenienti da attività industriali, agricole, artigianali e commerciali tra cui quelli provenienti da ospedali, centri estetici, veicoli e materiali di demolizione o scavi.
Nel caso specifico di questa tipologia entra infatti in gioco la necessità di rivolgersi a terzi per il loro smaltimento, in questo caso ad agenzie come Nieco, che si occupa dello smaltimento rifiuti speciali a Roma.
-pericolosi, ovvero tutti quelli che contengono sostanze dannose e costituiscono un rischio per l’ambiente e la salute umana.
Metodi di smaltimento
Esistono vari metodi per smaltire i rifiuti ed ecco i principali:
-Le discariche: l’Italia rimane uno dei pochi paesi industrializzati ad utilizzare ancora le discariche anziché altri metodi, si tratta infatti del sistema più semplice ed economico che consiste nell’ottenere una demolizione naturale anaerobia della sostanza organica.
-Incenerimento: anche questo è un metodo molto diffuso e consiste nella distruzione dei rifiuti solidi per mezzo del calore ad una temperatura superiore ai 1000° C, portando alla formazione di materiale inerte (cenere, scorie…)
Non può ovviamente mancare in questa lista la raccolta differenziata che consiste, successivamente, nel riutilizzo dei prodotti per la creazione di nuovi creando dei veri e propri cicli a vantaggio dell’ambiente.
 

Tanatoestetista: uno dei lavori più antichi del mondo

Tanatoestetista: uno dei lavori più antichi del mondo

Tanatoestetista: uno dei lavori più antichi del mondo

Quando si parla di Pompe Funebri, come la Cattolica San Lorenzo non si pensa mai all’origine di esse. Da alcune testimonianze riportate si parla di riti funebri sin dall’uomo di Neanderthal, per i resti di quest’ultimo, trovati in una grotta in Iraq.

D’altro canto, per la prima volta si parla di Onoranze Funebri a Roma. Infatti, i proprietari di queste Pompe Funebri venivano chiamati i Libitinarii. Prima dell’esistenza delle pompe funebri, i riti comunque venivano svolti e i defunti dovevano essere esposti ai loro cari, ma il più presentabile possibile.

In questi casi, quindi, ci doveva essere qualcuno che si occupasse del defunto, nasce così una figura professionale, in questo ambito, che è il Tanatoestetista. Quest’ultimo è un mestiere  antichissimo che riporta fino agli antichi egizi, che includeva anche la mummificazione.

Al giorno d’oggi, però, la Tanatoestetica, comprende solo occuparsi del trucco, dei capelli, del vestiario e di altre piccole richieste che possono richiedere i propri cari. Proprio così, moltissimi defunti, durante la preparazione antecedente alla sepoltura, vengono “rinvigoriti” un po’.

Tanatoestetica e Tanatoprassi

Per Diventare Estetista dei cadaveri, è doveroso fare un corso di Tanatoestetica che insegna tutti i trucchi del mestiere. In tutta Italia si possono individuare ci sono diversi corsi di tanatoestetica, ben differenti dalla Tanatoprassi che non è possibile rintracciare, perché risulta più invasiva. La tanatoprassi è l’esposizione temporanea del corpo, una sorta di mummificazione a breve termine, che il nostro Paese non accetta.

Come funziona il mestiere di truccatore

Quando si ha una salma da truccare, bisogna farsi consegnare una foto del defunto da vivo e l’addetto al trucco in quel caso cercherà di renderlo il più simile possibile alla foto.

Quando ci si prepara a truccare una salma, bisogna vestirsi in un determinato modo, cioè con camici usa e getta, mascherine, copri scarpe, guanti, insomma pronti a qualsiasi evenienza.

Il tutto inizia con la pulizia, infatti, si comincia con il pulire la bocca con il cotone e delle pinzette. Successivamente si passa al viso e si fa un massaggio al viso per ammorbidirlo e magari riuscire a sollevare un po’ le labbra. Nel caso degli uomini, inoltre, altra cosa da fare è la barba. Trucco e parrucco completo, il tutto per passare in maniera “impeccabile” a miglior vita!

Il prezzo per il lavoro di un truccatore va dai 150€ ai 300€, dipende ovviamente da cosa chiedono i familiari e viene compreso tra le spese funerario.

La bara, un domani la nostra casa

La bara, un domani la nostra casa

Un mondo vastissimo, per antonomasia definito un po' tetro per via del settore nel quale opera ma che in realtà è fondamentale, è quello delle casse da morto.
Le cosiddette bare sono quelle che un domani ospiteranno noi che stiamo leggendo e che già ospitano i nostri cari e non solo: una scelta meticolosa e accurata deve esser fatta sotto ausilio di qualcuno di fiducia, che ha alle spalle anni e anni di esperienza e che non ha come obiettivo quello di lucrare sul nostro dolore.

Può sembrare esagerato? È invece è così perché tanta gente, che per delicatezza definiremo semplicemente ‘cattiva’, marcia sul dolore della gente.

Le varie tipologie di casse da morto

Come detto la scelta deve essere fatta con cura senza farsi sopraffare dal dolore. Riconoscere una bara di qualità non è di certo semplice per chi non è del mestiere ma ora cercheremo di darvi qualche dritta per capirne di più.

Innanzitutto la struttura deve esser fatta necessariamente di legno. Esso è il materiale che meglio si presta nell’accogliere corpi che nel giro di qualche decennio si decomporranno: le tipologie di legno utilizzate sono differenti e oscillano tra pino e abete ma anche e soprattutto mogano e ciliegio che sono le più costose.

Per quanto riguarda la forma, invece, in linea di massima sono tutte similari. Hanno nella parte superiore una larghezza superiore perché devono accogliere le spalle del defunto per concedere lui una posizione comoda. Sulle decorazioni, invece, ci sarebbe qualche dettaglio supplementare da approfondire.

Innanzitutto ci sono modelli che presentano intagli raffiguranti scerne religiose, altri che presentano maniglie in oro che servono ai cari durante il trasporto. L’interno è sempre di seta e il defunto viene spesso ricoperto da un lenzuolino raffigurante una croce.

Croce presente anche nella parte esterna-superiore della bara: indica protezione e solo nel caso in cui il defunto faccia parte di una religione differente viene omessa.

A chi affidarci?

Il momento dell’addio è sicuramente un momento poco felice e tutt’altro che facile. In questi casi le possibilità di compiere ‘errori’ in quanto presi dallo stato emotivo che poi si trasforma in shock sono elevatissime. E come detto precedentemente esiste anche chi in questi casi non guarda in faccia nessuno e cerca addirittura di approfittarne senza ‘guardare’ in faccia il dolore altrui. Ipso facto vi rimandiamo ad una impresa funebre in particolare, ovvero a Cattolica San Lorenzo, che sul territorio capitolino è una delle migliori.

Strategie di marketing per i boutique hotel

Strategie di marketing per i boutique hotel

L’offerta ricettiva in Italia è in grande sviluppo grazie alla forte vocazione turistica del Paese. Hotel, B&B, agriturismi, devono evolversi e stare al passo con i tempi; anche per la gestione di un hotel, in fondo, esistono mode e tendenze da tener d’occhio come quella sempre più dilagante degli hotel boutique. La concorrenza degli hotel boutique – innovativi, alternativi, intriganti, affascinanti – è spietata e non sono solo temibili rispetto alle proposte di accoglienza “tradizionali”, ma sono anche in concorrenza reciproca: non basta una bella idea innovativa per creare un Hotel Boutique sofisticato e di tendenza, ma occorre una vera e propria strategia di marketing per farsi notare sul mercato. Ecco come!

Quali sono le strategie di marketing per battere la concorrenza

Gli hotel boutique da diversi anni rappresentano un fenomeno che sta evolvendo il concetto di ricettività e ospitalità. La caratteristica comune di tutti i boutique hotel è quella di essere piccoli e accoglienti, essere riconoscibili grazie a un tema o un leit-motiv dominante e offrire esperienze memorabili e uniche ai clienti. Tutte queste qualità devono essere ben sviluppate all’interno di una strategia di marketing volta a valorizzare i punti di forza del boutique hotel. Ecco alcuni consigli su cui lavorare per migliorare la propria presenza e visibilità sul territorio.

  • il boutique hotel deve trasmettere emozioni. Gli ospiti di un hotel desiderano esperienze memorabili di accoglienza. È importante capire i gusti e i desideri della propria clientela e soddisfarli che si tratti del design, di un servizio particolare, del menù del ristorante, i colori o lo staff. La concorrenza con le grandi catene alberghiere può essere battuta offrendo una proposta vincente che faccia sentire il cliente più appagato emotivamente che economicamente, con trattamenti personalizzati che facciano sentire il cliente unico e al centro di ogni attenzione. È importante diversificare, quindi, anche i servizi all’interno dell’hotel tanto per il cliente che ama connettersi a internet, quanto per quello che ricerca la pace e l’isolamento assoluto.
  • Stabilire contatti. Per riuscire a soddisfare le richieste di ogni singolo cliente è fondamentale che il gestore dialoghi con gli ospiti e che crei una “connessione” in grado di creare fiducia e al tempo stesso fedeltà. La fidelizzazione del cliente si può raggiungere attraverso una tessera personalizzata con la quale concedere sconti ai clienti, oppure creare contest ad hoc sfruttando le potenzialità dei social network.
  • Creare uno spazio di condivisione e comunione. Il cuore dell’hotel, fino a qualche anno fa era la camera; oggi, un boutique hotel per essere eccentrico al punto giusto deve potersi dotare di uno spazio attivo, di un luogo comune di incontro in cui chiacchierare e socializzare o facilitare le interazioni.
  • Avere un’ottima offerta gastronomica. L’hotel con il ristorante interno è un’arma a doppio taglio: se non è gestito all’altezza può rivelarsi il tallone di Achille dell’hotel. È meglio affidare la gestione del ristorante a terzi oppure addirittura creare delle convenzioni con ristoranti di qualità e in linea per gusto e carattere con le scelte dell’hotel verso cui convogliare la propria clientela affinché resti soddisfatta sia dell’accoglienza che dei suggerimenti gastronomici.
  • Investire sulla formazione dello staff. Ciò che fa la differenza, in fin dei conti, sono le persone. Scegliere uno staff di persone preparate e qualificate permette di esaltare tutti i punti di forza del proprio boutique hotel e di lasciare l’impronta della positività che vale più di ogni altro “marchio”.

Il Boutique Hotel Summit di Londra

Tutte le suddette strategie di marketing per i boutique hotel sono state messe a punto a seguito del Boutique Hotel Summit svoltosi a Londra già il 23 maggio 2013. L’incontro fece emergere le problematiche di gestione dei boutique hotel rivelando come tutti avessero le idee molto chiare sulla definizione di boutique hotel, ma ben pochi erano in grado di definirne uno come “memorabile” o distinguibile nella marea di proposte. Da allora, le cose stanno cambiando e i boutique hotel stanno raggiungendo gradi di popolarità crescenti ognuno per le proprie peculiarità, per questo vi consigliamo un soggiorno a Roma presso il boutique Hotel Teatro Pace, per un’esperienza unica a due passi da Piazza Navona, il cuore pulsante della capitale.

Occhio ai cattivi uffici stampa!

Quando si tratta dell’interazione fra giornalista e ufficio stampa, Milano, Roma, Napoli e tutte le altre grandi città d’Italia non sono poi molto diverse: da un lato il giornalista cerca notizie di reale interesse da poter pubblicare in un proprio articolo, dall’altro il lavoro dell’addetto ufficio stampa – che fa spesso parte dei reparti di una grande azienda, o per essa lavora come consulente esterno – è quello di saper trovare nella massa di dati relativi alle azioni dell’Azienda lo spunto, la chiave, perché da semplici fatti diventino notizie, e quindi di interesse per il giornalista. Esattamente per questo è importantissimo, nel momento in cui ci si rivolge ad un ufficio esterno o si sceglie il responsabile per il proprio, prestare considerevole attenzione alla persona a cui si affida questo compito, o si rischia di finire fra le mani di personaggi improvvisati, incapaci di portare avanti il lavoro loro affidato e pronti a fraintenderlo, con gaffe che, a posteriori, possono perfino sembrare buffe. Leggete, qualcuno di questi casi veri di gaffe da ufficio stampa trovati girando per internet, e pensate che potrebbero capitare a voi…

1)Addetto stampa: “Buongiorno, vorremmo proporle un articolo su quest’azienda”

Giornalista: “Ma qual è la notizia?”

A.S. “Nessuna: vorremmo un’intervista per parlare delle caratteristiche dell’azienda.”

Proviamo a tradurre? In un italiano più onesto, il messaggio è qualcosa di simile a “In effetti, di importante da dire non abbiamo proprio nulla. Però in qualche modo dobbiamo far parlare di noi, e preferiremmo farlo gratis invece di comprare normalmente un’inserzione pubblicitaria.” Peccato che per prima cosa i giornalisti non si occupino di fare pubblicità, e per seconda, meno che mai la facciano gratis: soprattutto visto che i loro giornali, la pubblicità,la vendono a caro prezzo… pretese assurde!

2) Addetto stampa: “Potremmo dare un’occhiata al titolo?”

Rispetto al caso precedente, che era divertente e perfino ingenuo nella sua totale assurdità, qui siamo davanti ad un comportamento più subdolo e, francamente, più offensivo. La persona in questione sta cercando di mettersi come filtro, come giudice, del lavoro del giornalista – che valuterà chiaramente secondo i canoni di utilità alla sua azienda. Ma i canoni del giornalista, lo abbiamo detto, non sono questi, e non è il suo mestiere scrivere un titolo che piaccia a noi. Non stiamo parlando – ed è essenziale capirlo – di una pubblicità, della quale potremmo sicuramente criticare la headline.

3) da una mail di un addetto stampa: “ Ci terremmo che identificasse l’intervistato esattamente come abbiamo scritto nella mail”.

Nella mail in discussione c’erano, suppergiù, una trentina di righe contenenti tutti i titoli, le qualifiche, e le posizioni passate e presenti ricoperte dall’intervistato. Oltre ad una certa dose di arroganza nel cercare di strappare al giornalista (che, ricordiamolo l’ultima volta, non scrive per NOI, ma per i suoi lettori) l’inserimento di dati per niente pertinenti con il tema dell’intervista, qui si rivela una profonda ignoranza delle regole più basilari della scrittura, non solo giornalistica. Come si può sperare che in un articolo, o in un’intervista, un giornale pubblichi trenta righe di titoli e qualifiche dell’intervistato? Nessun lettore le degnerebbe di uno sguardo. Un addetto stampa può anche non essere un giornalista, ma è bene che conosca almeno i rudimenti delle regole che governano questo mestiere.

Fresatura: da due secoli nelle nostre officine

Qualunque perito meccanico – pure non ancora diplomato, a dirla tutta – vi potrà, se lo chiedete, raccontare una enorme quantità di dettagli riguardo a cosa sia la lavorazione meccanica che chiamiamo col nome di fresatura. Potrà illustravi come sia una lavorazione meccanica a freddo, comparabile per certi versi alla tornitura e alla foratura in quanto ad asportazione di truciolo, e come venga effettuata facendo agire un utensile, che ruota sul proprio asse, su di un pezzo assoggettato a movimento di avanzamento, con il risultato di “scolpirlo” per fargli conseguire la forma desiderata. Aggiungerà anche che la fresatura si compone solitamente di due fasi, una prima più rozza, detta di sgrossatura, che viene eseguita in maniera rapida ed economica e toglie molto materiale, e una più lenta, di rifinitura, in cui attentamente si porta il pezzo esattamente alle misure e alla rugosità superficiale desiderate. Ma in tutto questo, poco probabilmente vi farà cenni alla storia di questa procedura, e a come si sia evoluta nel corso degli ultimi due secoli: vediamolo allora insieme, questo percorso!

1. Dal 1800 alla Grande Guerra

L’origine della fresatrice è da trovare nel classico tornio, al quale sovente venivano montate delle lime rotanti, per limare il pezzo in lavorazione in modo più rapido che manualmente. Tale operazione è molto precedente allo sviluppo della fresatrice, risalendo circa alla metà del 1700; i primi veri esemplari di macchine per la fresatura distinte da torni accessoriati sono collocabili al 1814, negli arsenali federali degli Stati Uniti, a Springfield e ad Harpers Ferry; ne risulta inoltre un modello molto avanzato inventato da Nasmyth nel 1830 per i bulloni esagonali. A quei tempi, era previsto che la limatura venisse comunque perfezionata a mano; le cose cambiarono, con l’integrazione di grandi evoluzioni tecniche fra cui il movimento perfezionato su tutti e tre gli assi, nel 1861, con uno straordinario modello Brown & Sharpe. Fino alla Grande Guerra, quasi ogni anno segnò un significativo passo avanti nella tecnologia della fresatura.

2. Le due Guerre Mondiali

Per conquistare nuove vette di precisione, ormai richieste per poter sveltire ulteriormente i ritmi di lavorazione, fu necessaria l’introduzione di un concetto rivoluzionario, ossia quello del dimensionamento relativo, figlio appunto di questi anni: in breve, l’idea di eseguire a partire da un solo punto di riferimento tutte le misurazioni necessarie alla fabbricazione del pezzo. In questo modo diventò normale operare su precisioni dell’ordine dei millesimi di millimetro: il controllo numerico dei macchinari, oggi assolutamente acquisito e presente ovunque, era ai suoi primissimi albori. L’introduzione di pantografi speciali, che tracciando le linee di un modello potevano trasmettere alla macchina i movimenti da compiere, permise la realizzazione di fresatrici colossali, come la Cincinnati Hydro-Tel, già nel 1930: a parte il controllo computerizzato ancora inesistente, era in tutto e per tutto somigliante ai modelli impiegati attualmente. All’altra estremità dello spettro, furono anche ideate e realizzate fresatrici di alta precisione e piccola taglia, molto economiche: erano le Bridgeport, che vennero vendute a centinaia di migliaia.

3. Dal dopoguerra ad oggi

Nel dopoguerra, due furono le grandi spinte tecnologiche che guidarono lo sviluppo industriale: il coronamento dei servomeccanismi da un lato, e la nascita delle tecnologie digitali dall’altro. Sebbene a permetterne la ricerca e lo sviluppo fossero gli investimenti militari (come peraltro accadde in molti casi nel dopoguerra), fu proprio il ramo meccanico ed in genere industriale ad offrire sbocco ed applicazione a queste nuove tecnologie, per tutti gli anni ’40 e ’50. Più tardi, si verificò la definitiva evoluzione del controllo numerico al controllo computerizzato: questo esplose negli anni ’80, quando divenne possibile, con un semplice personal computer, installare piccole fresatrici a controllo digitale anche nelle officine più piccole.

Apriamo una gelateria con le dritte degli esperti

Nel momento in cui decidiamo di dedicarci ad una nuova attività, per sentirci maggiormente padroni di noi stessi, aprire una gelateria può essere un modo straordinario per collocarsi in un mercato molto vivace e vitale, nel quale si è a continuo contatto con le persone più varie e si produce con le proprie mani qualcosa di soddisfacente. Non si pensi ciononostante che questa possa essere un’impresa scontata; all’opposto, anzi, i consigli di chi ha più perizia nel settore possono essere in qualsiasi modo preziosissimi per chi, invece, si trova alla sua prima esperienza. Solo così infatti potremo evitare errori in apparenza banali, ma in verità cruciali per il nostro successo.

Facciamo, per iniziare, un esempio fra i più semplici, ma in realtà molto rappresentativo della realtà. Il retro del bancone, e la sua progettazione, sono elementi la cui portata per l’andamento scorrevole del locale è indispensabile. Ciò nonostante, forse perché poco vistosi, molto spesso vengono sottovalutati dai principianti, che più semplicemente si dedicano solo ad ambiti evidenti come la presentazione dei prodotti. Un retro ben organizzato e rifornito è invece un aiuto straordinario nella gestione quotidiana, nel momento in cui la presenza di clienti lascia poco tempo e spazio per qualsiasi altra attività.

Inoltre, se al gelato vogliamo mettere accanto anche altri prodotti affini, questo richiederà di pianificare il tutto in anticipo. Pensiamo al caso semplicissimo di un frullato – un prodotto che è normale accompagnare al gelato, che ne è l’ingrediente principale. Non è difficile pensare che, se vogliamo servirne nel nostro locale, ci servirà un frullatore; ma dobbiamo anche tenere conto che ci servirà una serie di bicchieri e cannucce aggiuntivi, riposti dove siano comodi da raggiungere, e idealmente anche un lavandino lì vicino: tutti fattori che è più semplice gestire considerandoli fin dall’inizio piuttosto che integrandoli più tardi.

E per finire, un consiglio di comunicazione di base, che a molti potrebbe sfuggire: rendete la vostra selezione di prodotti (anche soltanto di gusti) chiara ed eclatante ai clienti, perché non siano costretti a farci domande prima di ordinare. A nessuno piace percepire che sta facendo perdere tempo al commesso, e alla fila, mentre decide cosa comprare, e quell’imbarazzo, per quanto piccolo, potrebbe fargli passare la voglia di ritornare in futuro. Saper mettere i clienti a proprio agio in tutto, anche con l’offerta spontanea di un assaggio, e naturalmente con una continua e sincera cortesia, potrebbe essere l’elemento più rilevante del successo della vostra nuova gelateria.

Anche le materie plastiche si possono saldare

Per consuetudine, quelli che fra noi non hanno una competenza specifica in questo ambito tecnico sono portati a credere che parlare di “saldatura” significhi inevitabilmente far riferimento al mondo dei metalli, e il termine evoca loro immagini di maschere col vetro oscurato e grandi quantità di scintille. Si tratta di una visione molto parziale del problema, che ne tralascia una parte considerevole ed importante, e anzi in costante aumento nel mondo dell’industria. Quella a cui ci stiamo riferendo è la saldatura operata sulla plastica, la quale viene effettuata abitualmente in molti ambiti operativi, e con una vasta serie di diverse saldatrici ad alta frequenza, ultrasoniche, laser o ad iniezione. Lungi dall’essere intercambiabili, questi macchinari hanno ben precisi punti di forza e ambiti di utilizzo: andiamo ad analizzarne alcuni fra quelli attualmente più comuni e diffusi.

Saldatrici ad alta frequenza

Le macchine saldatrici di questo modello si basano sullo sfruttamento di una peculiare posizione della struttura chimica di alcuni tipi di plastica, fra le quali possiamo ricordare come molto diffusi il PVC, la PA, e la gamma degli acetati: i dipoli chimici. Tali strutture sono caratterizzate da una conveniente proprietà: in presenza di un campo ad alta frequenza, vibrano, generando una quantità di calore sufficiente anche a portare i pezzi, dall’interno, alla temperatura di fusione, dopodiché essi vengono sottoposti a pressione per ottenerne l’unione.

Saldatrici ad iniezione

Il processo di saldatura ad iniezione si basa sull’estrusione, nel sito di congiunzione, di una barra di saldatura plastica riscaldata, come nel procedimento detto appunto ad estrusione. Nel sistema ad iniezione, tuttavia, viene impiegata una categoria peculiare di punte, le quali permettono di inserirsi in fori formatisi per difetto di produzione nella plastica e ripararli in corso d’opera, in modo invisibile. PE e PP sono i tipi di plastica più indicati per questa prassi.

Saldatrici ultrasoniche

Per certi aspetti, se vogliamo, il procedimento di saldatura che definiamo ad ultrasuoni non è molto differente da quello ad alta frequenza: qui la vibrazione delle molecole è però indotta dall’esterno, con l’emissione di onde a bassa ampiezza, nello specifico comprese fra i 15 e i 40 kHz. L’attrito fra le parti indotto da tale vibrazione porta ad un riscaldamento localizzato e conseguente fusione delle stesse, con l’aiuto di specifiche interfacce che permettono di concentrare l’energia derivante per rinforzare la saldatura stessa.

Saldatrici laser

Per applicare la tecnologia laser alla fusione e saldatura di due componenti di materiale plastico, il primo deve essere in grado di trasmettere il raggio laser e il secondo di assorbirlo (o di esser reso tale con una verniciatura adatta.) Il laser viene a questo punto fatto passare sulla linea di giunzione, attraversando il primo pezzo e riscaldando, via via che ne viene assorbito, il secondo, tanto da portarlo a temperatura di fusione e fondere insieme i pezzi. Policarbonato, ABS e Nylon vengono spesso saldati con questa tecnica.

Saldatrici a solventi

In questa tecnologia di saldatura, si applica alla plastica un solvente che dissolve temporaneamente il polimero rimanendo a temperatura ambiente. Applicandolo ad entrambe le parti da congiungere, queste si trovano ad avere catene polimeriche libere in sospensione nel fluido risultante: queste possono, a contatto, incrociarsi, e nel momento in cui il solvente evapora, restare legate in un blocco solido. Un caso familiare di tale tecnica si ha con le colle utilizzate per il modellismo.

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