Videosorveglianza e GDPR: ecco cosa sapere

Sono tantissime le realtà che utilizzano la videosorveglianza per proteggere i propri asset. In questi casi, è opportuno fare attenzione alle indicazioni del GDPR. Vediamo, prendendo spunto dal blog di privacylab.it, qualche informazione fondamentale in merito.

 

Le basi da cui partire

L’applicazione pratica del GDPR ci ha insegnato che, quando si parla di protezione dei dati personali, si ha a che fare con un approccio sartoriale, che deve tenere conto delle esigenze specifiche di ogni realtà. Esistono però delle basi da cui partire che permettono di parlare di chiarezza nell’approccio con l’utenza. Tra gli aspetti da considerare al proposito rientra il fatto di posizionare un cartello con la presenza del simbolo della telecamera, universalmente riconoscibile come strumento di videosorveglianza.

Il passo successivo prevede il fatto di rendere accessibile l’informativa estesa. Cosa indicare in quest’ultima? Le tipologie di dati che si raccolgono, le modalità di raccolta e, ovviamente, i riferimenti ai soggetti che della raccolta stessa si occupano. Quando si apre la parentesi dell’informativa sulla videosorveglianza, sono diversi gli interrogativi che la riguardano. Uno dei più diffusi è legato alla necessità di firmarla o meno.

Gli esperti sono molto chiari in merito: la firma non è necessaria e per diversi motivi. Tra questi, rientra il fatto che, in assenza di documenti di identificazione, la sua validità può essere contestata (in poche parole, una persona potrebbe utilizzare un nome diverso dal proprio). Chi si occupa a livello professionale di data protection sottolinea spesso che la preoccupazione di raccogliere le firme sull’informativa relativa alla videosorveglianza è frutto di un’impronta del nostro sistema giuridico e di un approccio dal quale il GDPR si allontana diametralmente.

Per capire meglio su che binari si muove il Regolamento Europeo è bene specificare che, in casi come quello della videosorveglianza, il GDPR richiede un consenso esplicito non scritto che, in frangenti come quelli dei luoghi caratterizzati dalla presenza di telecamere o di altri strumenti utili ai fini di videosorveglianza, si concretizza facendo il proprio ingresso nello spazio sopra citato.

 

Accordi sindacali e videosorveglianza: ecco cosa sapere

Una delle preoccupazioni maggiori per gli imprenditori che decidono di ricorrere a mezzi di videosorveglianza presso i locali della propria azienda riguarda il rapporto con i sindacati e le altre realtà di rappresentanza dei lavoratori.

La prima cosa da dire in merito è che, nel corso degli anni, il termine “videosorveglianza” ha iniziato a vestirsi di una connotazione negativa in quanto, per diverso tempo, molti imprenditori hanno fatto ricorso ai mezzi che permettono di concretizzarla muovendosi fuori dalla legge.Oggi come oggi la situazione è per fortuna diversa sotto molti punti di vista e non solo grazie al GDPR. Per quanto riguarda le strade che si possono seguire per introdurre la videosorveglianza nella propria azienda senza ledere in alcun modo gli interessi dei lavoratori, facciamo presente che l’orientamento attuale vede tra le principali alternative a cui si può fare riferimento l’accordo interno con l’RSU.

I suoi vantaggi sono diversi. Rammentiamo innanzitutto che si tratta di un approccio estremamente snello, utile per ottimizzare al massimo i tempi. Essenziale è specificare che non bisogna allarmarsi pensando di tralasciare qualcosa. Il GDPR permette infatti di concentrarsi unicamente su due informazioni: il numero di telecamere e la loro presenza (non è obbligatorio esplicitare dove vengono messe e, se si mettono in primo piano le informazioni sopra ricordate, è possibile riprendere i visi).

 

Conclusioni

Come appena visto, sono diversi gli aspetti da considerare nel momento in cui si parla di videosorveglianza in azienda. Tra questi, rientra la presenza di telecamere già prima dell’occupazione degli immobili. Cosa fare in questi frangenti? Le strade possibili sono diverse. Le si può smontare, adempiere a tutti gli obblighi previsti dal GDPR e rimontare. Un’ulteriore opzione prevede il fatto di chiamare l’impresa che le ha installate e aggiornarle.Di certo c’è che non si può ignorare totalmente la situazione in quanto, anche a telecamere spente, si è soggetti a una multa.

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